Teatro Ponchielli

[…] Il maggior teatro cremonese, ebbe le sue origini nel 1747 quando il nobile Nazzari decise di costruirlo e di gestirlo. Era tutto in legno. Il progetto era dell’architetto Cremonese G. B. Zaist. Nel 1785, Nazzari lo vendette ad un gruppo di 12 nobili; i quali, considerando che era ancora anonimo, decisero di imporgli un nome; e lo chiamarono “Teatro della Nobile Associazione”.

Nella notte del 11 settembre 1806, un terribile incendio rase al suolo il teatro. I Condomini, concordi, decisero di ricostruirlo. Fecero studiare il progetto dell’architetto Canonica (il costruttore della Scala) e ne affidarono le esecuzioni al capomastro cremonese Francesco Mina. Alla fine dei lavori, i Condomini, constatando la loro perfetta identità di vedute e di intenti durante il corso di tutte le opere murarie e di abbellimento, decisero di celebrare questa fraternità fissandola nel nome del teatro stesso. L’intitolarono, appunto, “della Concordia”. E a lettere d’oro, sul vertice del pronao fecero scrivere: “Concordia sociorum erexit – 1808”.

Il 5 gennaio 1824, un secondo incendio devastò completamente la sala. Il capomastro Faustino Conti, riprese disegni originari del Canonica e ricostruì la sala secondo quel modello. L’inaugurazione avvenne la sera del primo settembre 1825 con l’opera di Rossini “La donna del lago”. Nel 1858, l’architetto Vincenzo Marchetti eseguì nella sala e nei locali annessi importanti opere di riforma.

L’assemblea dei Condomini, nel 1903, per onorare la memoria del grande musicista cremonese, decise di intitolare il teatro “ Della Concordia –  Amilcare Ponchielli”. Poi con il volger degli anni, il primo termine è caduto in disuso.

Negli anni 1930 e il 1933 vennero eseguite importanti opere di trasformazione dell’altro, negli accessi principali e nei corridoi che immettono alle poltrone. Fu in quel periodo che venne predisposto il cosiddetto “golfo mistico” che ospita l’orchestra.

Al Ponchielli il cinema venne introdotto nel 1930. Dal 1935 al 1945, il Condominio preferì aprire il teatro soltanto a spettacolo. Fu del 1946 che le proiezioni ripresero regolarmente. E agli spettacoli di opera non sono rimasti che pochi giorni all’anno. E’ un frutto dei tempi. Come, per esempio, la scomparsa dei vecchi negozi.

da Mario Levi, Vecchia Cremona (raccolta), La Provincia, 1955.