Strada basolata romana

Come fossero le strade è documentato dal tratto scoperto in via Solferino nel 1967: Largo metri 6,25 e orientato in direzione nord-sud, sul lato orientale conserva un segmento di tubo di piombo che fa pensare ad un acquedotto;, la massicciata è realizzata con Massi poligonali, irregolari, di trachite e proveniente dalle cave di Monselice (Verona). Oltre a quanto è oggi visibile, furono rinvenuti al momento gli scavi altri due tratti in prosecuzione a questo e un altro con andamento perpendicolare in direzione est-ovest.

Non è possibile sapere quale fosse la larghezza delle vie della città, se fossero tutte lastricate e munite di marciapiede. Si sa che, in genere, nelle città romane molte vie potevano essere di terra battuta o ricoperte di ghiaia e che si lastricavano solo le principali che erano poi le più frequentate, in quanto vicine alle piazze o alle porte.

in C. Bertinelli Spotti e M.T. Mantovani, Cremona: momenti di storia cittadina, 1985.

Poco lungi da un villaggio Gallico, di cui non si conosce il nome, ma di cui nel marzo del 1957 si sono trovate le tracce agli inizi della attuale via Giuseppina a poco più di 100 metri dall’incrocio fra le vie Buoso da Dovara e Arcangelo Ghisleri, venne costruita dai Romani nel 219 a. C. la città di Cremona.

Il villaggio Gallico, ricordato d’altra parte anche da Plinio e da Tolomeo, era su palafitte, essendo posto sulla riva del Po e a breve distanza dal punto in cui quel sentiero, che poi venne tramutato in via Postumia, lambiva il grande fiume per inerpicarsi su un dosso, dal quale si dominava la distesa delle acque in quel punto certamente ampia.

I romani abbandonarono il fondo e si portarono con la loro città sul dosso, più salubre e soprattutto più facilmente difendibile.

Infatti esso aveva a mezzogiorno e ha Occidente il grande fiume, a nord la terraferma, solcata, tuttavia, da un corso d’acqua naturale che si buttava nel Po e di cui non si conosce il nome romano, e a mattina dossi e paludi che si alternavano e che facevano emergere due sentieri che poi diverranno vie, una per Brescia e l’altra per Verona o, in genere, l’Adriatico. 

La città fu costruita su quell’area, ma sfruttando la parte più salubre di essa e lasciando fuori dal perimetro murario un dosso molto importante a mattina, su cui vennero poi sistemate opere permanenti di difesa, dato che riusciva a controllare le due vie da Brescia e dall’adriatico, e a nord tutta l’area che era sulla riva destra dell’anonimo corso d’acqua che ora, ridotto a civico colatore, si chiama Cremonella.

in Ugo Gualazzini, Notizie sull’origine e lo sviluppo di Cremona nella Storia, in Cremona passato e presente, Italia Nostra, 1958.