Palazzo Zaccaria Pallavicino – Fasa Architetti

Da una lettera di protesta inviata dal Marchese Muzio Pallavicino nel marzo del 1835 alla commissione Municipale per l’alto prezzo richiesto gli di quattro metri di suolo pubblico verso via del Cistello [oggi via Gerolamo da Cremona] onde regolarizzare in dritto filo il muro perimetrale della sua proprietà, si viene a conoscere che l’ala destra del fabbricato prospiciente, all’interno, il giardino, e, all’esterno, il vicolo fodri, venne eretta nel 1821. Su quest’area vennero edificate dai Pallavicino le rimesse delle carrozze sorrette da colonne ma senza fondamenta, corredate da vani utili come fienili e solai, mentre nella casetta d’angolo fra contrada del Cistello e vicolo Fodri, precedentemente affittata con bottega, Botteghino e stalletto di proprio uso (così definita nelle tavole del Catasto Teresiano) venne creata la stalla dei cavalli con volte a vela su colonne da riporto, recentemente restaurata nelle strutture originali. Questo tratto del palazzo è il solo privo di cantine, mentre tutto il resto della costruzione ha le sue fondamenta, rifatte pari pari dal [Faustino; ndr]  Rodi in luogo di quelle preesistenti, che si riconoscono tipiche del nostro architetto: a grandi Arcate su pilastri di mattoni, splendide nel caldo colore del cotto, ariose per l’ampiezza e l’altezza dei volti nel labirinto delle grandi aule, intersecantesi.

Come dichiarato nell’atto di vendita allo Zaccaria, il palazzo voluto dal Conte Giuseppe Angelo Crivelli era nato dall’unione di alcuni edifici che egli con ornamenti, adattamenti e fabbrica ridusse […] ad uso di palazzo lasciando ad affitto la parte sul fondo del giardino. Ovviamente i diversi caseggiati avevano differenti cantine che il Rodi eliminò per sostituirle con quelle attuali.

in Lidia Azzolini, Palazzi e case nobiliari, L’Ottocento a Cremona, Banca Popolare di Cremona, 2001.

Il Marchese Muzio Pallavicini era divenuto erede delle sostanze della nobile casa Zaccheria, e quindi del palazzo in Cremona posto nella contrada di Valverde, la cui refabbrica era stata intrapresa sul finire dello scorso secolo con progetto del cremonese architetto Faustino Rodi, ma che trovavasi ancora incompleta per la mancanza del piano nobile; fu perciò che il sullodato Marchese volendo mandare a termine l’anzidetto palazzo con l’opera del proprio architetto Luigi Voghera ordinò al medesimo la direzione dei restanti lavori con quelle riforme che possibilmente potevasi ottenere dalla prestabilita distribuzione e con quel migliore stile che il suddetto architetto, siccome è educato in tempi migliori per l’arte, trovavasi in grado di praticarvi.

in Achille e Oreste Voghera, Raccolta dei disegni dell’architetto Luigi Voghera, Pietro Gallotti, Milano, 1842.

È certo non casuale il fatto che essi [Giulio e Antonio Campi; ndr.] si leghino agli ordini religiosi milanesi più innovatori, soprattutto quello delle angeliche di San Paolo Converso [studio di registrazione della PDU, l’etichetta musicale fondata nel 1967 da Mina e dal suo previdente padre, Giacomo Mazzini; ndr.], che, fondato nel 1535 da Ludovica Torelli di Guastalla, aveva strettissimi legami con il mondo cremonese ed era nato quale figli azione dell’ordine di San Paolo, detto poi dei Barnabiti, sorto negli stessi anni su indicazione di Bartolomeo Ferrari, Gian Giacomo Antonio Moriggia e Antonio Maria Zaccaria [nato a Cremona, probabilmente nell’attuale palazzo Zaccaria Pallavicino, ndr.], quest’ultimo Cremonese. Votati alla povertà e alla carità, essi avevano trovato non poche diffidenze presso il clero ufficiale e le comunità, ma avevano avuto l’appoggio incondizionato di Ignazio di Loyola.

in Giulio Bora, Ruolo e significato della pittura cremonese fra Umanesimo e Controriforma, in I Campi, Electa, 1985.

Palazzo Zaccaria Pallavicino è sede di Fasa Archietti, studio di architettura fondato da Federico Fasani nel 2018.