Palazzo Vidoni

Il palazzo dei Vidoni emerge in un tessuto urbano piuttosto omogeneo, quale quello di Cremona, come un episodio isolato per la singolarità della trattazione delle pareti che presentano i caratteri di un architettura manierista di schietta ascendenza Mantovana. La quasi totale mancanza di riferimenti documentari circa la fondazione e le vicende costruttive del palazzo rendono particolarmente complesso il problema della datazione e della sua attribuzione che, come per molti altri edifici Cremonesi di questo periodo, è stata dalla critica variamente riferita a Francesco e Giuseppe Dattaro o, in alternativa, ad Antonio Campi. […] Antonio Campi aveva bottega come pittore, non disponeva quindi né delle maestranze né delle attrezzature necessarie per aprire un cantiere o realizzare direttamente i propri progetti. Al contrario i Dattaro erano titolari della più importante impresa di costruttori della città, ed è quindi assai probabile che proprio a loro il Vidoni affidasse l’incarico di realizzare il suo palazzo secondo un disegno fornitogli da Antonio. Del resto una situazione simile si era già verificata nel 1559 quando Gabriele Dattaro vinse l’appalto per le costruzioni delle Beccherie Nuove, per le quali era già stato approntato un disegno da. I modelli ai quali fa riferimento Antonio Campi architetto sono evidentemente le opere mantovane di Giulio Romano, sia per la per la sintassi architettonica che per il trattamento delle superfici a bugnato in accezione naturalistica.

da Aurora Scotti, Architetti e cantieri: una traccia per l’architettura cremonese del Cinquecento, in I Campi e la cultura artistica cremonese del Cinquecento, Electa, 1985.

[…] Il terzo progetto per la riforma della facciata del palazzo Vidoni in Cremona, posto lungo il corso della Porta San Luca, presenta un genere di decorazione quanto semplice, altrettanto caratteristica, e che si richiama al pensiero la maniera usata nelle epoche del Rinascimento dell’arte, maniera che fu sì feconda di utili risultamenti per il perfezionamento di quello stile di cui l’Italia fu ognor sempre maestra a tutte le più colte Nazioni.

da Achille e Oreste Voghera, Raccolta dei disegni dell’architetto Luigi Voghera, Pietro Gallotti, Milano, 1842.