Palazzo Stanga Trecco

L’aspetto delle colonne nel cortile rimanda chiaramente ad un’epoca assai posteriore al tardo Quattrocento, e d’altronde la stessa carta del [Antonio; ndr] Campi non registra all’interno del palazzo Stanga un cortile a portico. L’ampiezza delle arcate e il primo ordine di finestre non sono incompatibili con una datazione allo scorcio del Quattrocento, trovando riscontro in alcuni elementi presenti in facciate fittili lombarde come il Banco Mediceo e Palazzo Marliani; l’ultimo registro della facciata coi tondi e i telamoni su lesene rastremate, non riconducibile ad alcun episodio architettonico rinascimentale, ci appare come una giunta al corpo sottostante per il divario di stile nel disegno architettonico e nel dettaglio decorativo e per il suo spessore murario assai ridotto: concepito come un semplice velario in corrispondenza di ambienti non praticabili, potrebbe essere stato innalzato, come scrive [Giuseppe] Picenardi per ripristinare l’altezza della facciata dopo la costruzione del nuovo appartamento neoclassico. Che si tratti o meno del [Faustino; ndr] Rodi, l’architetto mostra di voler armonizzare Nella parte nuova all’Antica secondo una sensibilità Ormai ottocentesca per l’intervento in stile.

in Aurora Scotti, Architetti e cantieri: una traccia per l’architettura cremonese del Cinquecento, in I Campi e la cultura artistica cremonese del Cinquecento, Electa, 1985.