Palazzo Guazzoni Zaccaria

Nella memoria popolare l’edificio è ricordato come dimora dei Guazzoni, un ramo dei quali risulta quì residente nel primo Seicento. Antichissimo casato di parte guelfa, molti suoi esponenti figurano in carte del giovane Comune di Cremona come consoli, allora massima autorità: Arrigone nel 1157-58, e Guazo de Albrigone nel 1172-73, poi fatto podestà, mentre Lombardo è podestà di Piacenza nel 1225. Numerosi anche i “valenti” capitani citati dal Grandi: Nicolò, capitano dei Militi nel 1301, Jacopino e Jacopo, militanti sotto Cabrino Fondulo. Con la caduta di questo e l’avvento dei Visconti-Sforza la famiglia, pur divisa in molti rami, continuerà ad avere in città posizione di privilegio: Roberto è massaro della cattedrale nel 1489. Si estinsero nel ‘600 e i loro vasti possedimenti terrieri, per vincoli di parentela creati dai matrimoni, passarono in massima parte agli Zaccaria, un ramo dei quali risulta trasferito in questa casa già nel 1683c. (epoca in cui non figurano più negli stati d’anime di S. Nazaro) con Baldassarre I.
Da Nicolò (figlio di Baldassarre e di Gaetana della Rosa) sposo a Clemenza Manna, nacque Baldassarre II la cui moglie, Maddalena Trecchi, acquistò il palazzo dei Lodi-Mora, posto sull’omonima piazza ove passarono ad abitare dopi il 1818.
L’edificio divenne poi Filanda Bozzi. Seguiranno molti passaggi di proprietà. Attualmente è sede di molte associazioni; è proprietà dell’Intendenza di Finanza.
L’esame della fronte di questo palazzotto lascia perplessi per i molti, arditi rifacimenti, probabili aneliti al recupero delle forme originali. La contraffazione di alcune parti è così accentuata da impedire un qualsiasi giudizio o datazione, potendo essere questi i resti antichi restaurati o reinterpretati in chiave storica, oppure di totale invenzione.
Sotto la gronda a sguscio la decorazione fittile è nel tema, largamente usato, delle sfingi con la parte inferiore espansa a fogliami ai piedi di candelabre. Le figure reggono corone di alloro con sovrapposti degli scudetti senza insegne. La scarpa con cordonatura a toro è tarda ripresa di motivo castellano.
Il bel cortiletto pure assai manomesso, propone temi rinascimentali d’indirizzo bramantesco, largamente adottati nella tradizione locale. Esili colonne marmoree con capitellia foglie d’acqua con sovrastanti pulvini (incementati) scandiscono il ritmo musicale degli archi che ne formano l’animato commento. In più contenute proporzioni il loggiato rimanda al chiostro di S. Sigismondo’ per l’ampiezza delle arcate, i capitelli di tipologia romanica e la calda nota del cotto che incornicia le ghiere e i tondi ornamentali posti al centro del ventaglio dei piedritti e che, in continuità sui quattro lati (uno chiuso), segna la fascia marcapiano membrature lisce e piatte. Lo spirito quattrocentesco, ancora aleggiante, è ormai tarda sopravvivenza oegià sl avverte, sommesso, il preludio al nuovo linguaggio architettonico. Le strutture del cortile vennero “agghindate” durante i lavori di ripristino del 1939, di dipinture decorative, un falso pozzo venne posto al centro, sparsi qua e la degli stemmi di recupero ed inserite agli angoli dei canali della gronda lignea strane forme di “libellule”!

Lidia Azzolini, Palazzi Cremonesi del Quattrocento a Cremona,