Palazzo Affaitati

[…] Lo si deduce in particolare da un più puntuale confronto con il pressoché contemporaneo Palazzo Affaitati. In quest’ultimo, infatti, Francesco [Dattaro] sembra rileggere in chiave moderna il prospetto di Palazzo Raimondi, con le fronti strette tra coppie di lesene agli angoli, articolate su due piani con una fascia marcapiano molto sviluppata in sostituzione della trabeazione, con un alto zoccolo alla base e un forte cornicione di chiusura su mensole decorate. La superficie bugnata delle facciate ha una trama regolare nitidamente scandita ed è interrotta dalle aperture delle finestre a timpani alternativamente triangolari e centinati, in modi più simili alle architetture del primo manierismo. In palazzo Vidoni, al contrario, le pareti hanno un’articolazione libera, il bugnato ha tessitura più irregolare, mentre le aperture si susseguono sulle fonti con ritmo serrato, scardinando ogni compatta tessitura della parete. Più vicina ai modi di Francesco Dattaro, autore proposto in antico dal Bresciani, è la fascia terminale, con bugne riquadrate e ben distanziate tra di loro, al contrario di quelle sottostanti, e con un cornicione la cui affinità con quello di Palazzo Affaitati (per altro di diversa materia) è già stata indicata. Ed il Dattaro di fatto doveva essere frequentemente presente sul cantiere di Palazzo.

in Aurora Scotti, Architetti e cantieri: una traccia per l’architettura cremonese del Cinquecento, in I Campi e la cultura artistica cremonese del Cinquecento, Electa, 1985.