Antichità Mascarini

Fondata nel 1977 dal tappezziere Romano Mascarini, Antichità Mascarini è una galleria che tratta arte antiquaria e oggettistica. Oggi ha sede in via Janello Torriani ed è condotta dai tre figli del fondatore.

– da Janello Torriani. Genio del Rinascimento (catalogo della mostra, a cura di Cristiano Zanetti), Cremoma, 2017:

[…] Janello Torriani, nella sua carriera d’innovatore tecnologico, rappresenta l’archetipo dell’artigiano vitruviano; ma come arrivò ad incarnare un sapere misto senza che esistesse un curriculum di studi che glielo permettesse? Infatti, all’inizio del Cinquecento, non sussistevano istituzioni pedagogiche capaci di formare professionisti come Janello, coniugando un’eccellente preparazione pratica nelle meccaniche, ad una altrettanto alta preparazione nelle matematiche teoriche. I contemporanei ed i posteri si limitarono spesso a constatare e a glorificare l’ingegno di Janello Torriani quale sua caratteristica innata: per questo, personaggi come lui, o suoi precursori, quali il Brunelleschi, Aristotile da Bologna, o Leonardo da Vinci, sono comunemente inseriti nella categoria del genio. Questo concetto, pur incorporando in sè una valutazione positiva e romanticamente affettiva nei confronti di personaggi il cui operato era, ed è tuttora universalmente ammirato, rappresenta un ostacolo all’analisi storica. La categoria del genio non ci aiuta a comprendere quegli elementi culturali e sociali che permisero la formazione di questi personaggi. Non si intende qui negare il talento e l’intelligenza individuale che resero Janello così speciale, ma si desidera anche evidenziare l‘eccezionalità del suo processo educativo. […]

Timpetill – The Wall Art Shop

Timpetill è una libreria per ragazzi e una casa editrice, aperta a Cremona da Maria Sole Pozzi nel 2010. The Wall Art Shop è un negozio che vende stampe, illustrazioni, tele, pannelli, carta da parati e decorazioni; aperto da Antonio Luca Colace nel 2012.

Torrefazione Caffè Vittoria

La Torrefazione Caffè Vittoria è stata fondata nel secondo dopoguerra. Nel 2021 è stata rilevata da Giovanni Pietrogrande che, pur mantenendone la tradizionale attività, l’ha trasformata in un luogo di ristoro dedicato alle migliori produzioni locali.

Palazzo Fodri – PQV Fine Art

Dal dicembre 2020 Palazzo Fodri è sede della galleria d’arte PQV Fine Art, fondata e condotta da Pietro Quattriglia Venneri.

– da Aurora Scotti, “Architetti e cantieri: una traccia per l’architettura cremonese del Cinquecento”, in I Campi e la cultura artistica cremonese del Cinquecento, Electa, 1985:

[…] In Palazzo Fodri, ad esempio, la storiografia ha individuato un prestigioso modello di tipo lombardo di palazzo rinascimentale, caratterizzato dall’incontro tra un’esigenza di razionale metrica compositiva e un gusto per l’invenzione decorativa abbondante e pittoresca. Ha così rapportato l’edificio a una situazione culturale schematicamente bipolare, imperniata sui nomi di Amadeo e Bramante. Tuttavia, il palazzo ha subito nel corso dei secoli pesanti interventi che inducono a una certa cautela e che vanno affrontati solo alla luce di una nuova e complessiva rilettura documentaria e tecnica. […]

OrientArt

Orientart è una negozio di mobili orientali, tappeti, chinoiserie e oggetti d’arte. Fondato nel 1973 da Fiamma Cominetti e dal figlio Claudio; attualmente la conducono Claudio e Paolo Pugnoli.

– da C. Bertinelli Spotti e M.T. Mantovani, Cremona: momenti di storia cittadina, 1985:

[…] I prodotti che provenivano da città e paesi lontani erano importati dai mercanti i quali, riuniti nella più attiva ed influente corporazione cittadina, per esercitare il commercio dovevano aver compiuto diciotto anni ed essere iscritti alla matricola, cioè elencati nel registro della loro associazione, l’Universitas Mercatorum. Essi, come si è visto, nel 1114 avevano ottenuto dall’imperatore Enrico V il privilegio di navigare sul Po da Pavia al mare e di commerciare per tutte le terre italiane soggette all’impero, raggiunsero nel tempo una notevole prosperità economica. Riuscirono ad apportare ed equipaggiare navi adatte sia la navigazione fluviale che alla marittima; parteciparono alla crociata del 1189 con due navi, costruite a Cremona ed a Casalmaggiore, e furono presenti anche alla quarta crociata (indetta più per motivi economici contro l’Impero di Bisanzio che non contro i Musulmani). I loro commerci si estesero in città vicine e lontane con cui stipularono trattati ed accordi commerciali;tt con le loro merci arrivarono in Romagna, in Toscana nelle Marche e in Francia.

Sulla carta del 1582 è annotato dall’autore il numero complessivo degli abitanti, 37.293, che poco si discosta dai dati forniti da un censimento del 1576 che è stato recentemente oggetto di studio. Questo censimento, che è il più antico del genere per ora ritrovato, riveste per noi particolare importanza. L’attività prevalente era quella tessile, mantenutasi florida fin dal Medioevo. Tra i tessitori i più lavoravano i fustagni e la lana, altri, in minor numero, le sarze, il cotone, le mezzelane; solo pochissimi il cozio e la seta. Nella maggior parte delle aziende tessili, a struttura artigianale e familiare, lavoravano non più di cinque o sei addetti, cioè i componenti della famiglia, aiutati da qualche esterno. Non di rado l’apprendista pagava il maestro artigiano che lo rendeva in casa fin proprio che lo teneva in casa propria fintanto che non aveva imparato il mestiere. […]

Palazzo Stanga Trecco

Dal 1926 il Palazzo Stanga Trecco è destinato alle attività dell’Istituto di Educazione Superiore Stanga, di cui l’Istituto Tecnico di Agraria Stanga, che oggi qui ha sede, è parte. Dal 1996 Palazzo Stanga Trecco è gestito dall’Amministrazione Provinciale.

– da Aurora Scotti, “Architetti e cantieri: una traccia per l’architettura cremonese del Cinquecento”, in I Campi e la cultura artistica cremonese del Cinquecento, Electa, 1985:

L’aspetto delle colonne nel cortile rimanda chiaramente ad un’epoca assai posteriore al tardo Quattrocento, e d’altronde la stessa carta del [Antonio; ndr] Campi non registra all’interno del palazzo Stanga un cortile a portico. L’ampiezza delle arcate e il primo ordine di finestre non sono incompatibili con una datazione allo scorcio del Quattrocento, trovando riscontro in alcuni elementi presenti in facciate fittili lombarde come il Banco Mediceo e Palazzo Marliani; l’ultimo registro della facciata coi tondi e i telamoni su lesene rastremate, non riconducibile ad alcun episodio architettonico rinascimentale, ci appare come una giunta al corpo sottostante per il divario di stile nel disegno architettonico e nel dettaglio decorativo e per il suo spessore murario assai ridotto: concepito come un semplice velario in corrispondenza di ambienti non praticabili, potrebbe essere stato innalzato, come scrive [Giuseppe] Picenardi per ripristinare l’altezza della facciata dopo la costruzione del nuovo appartamento neoclassico. Che si tratti o meno del [Faustino; ndr] Rodi, l’architetto mostra di voler armonizzare Nella parte nuova all’Antica secondo una sensibilità Ormai ottocentesca per l’intervento in stile.

Teatro di San Luca

Il Teatro di San Luca è un’ex sala cinematografica, chiusa nel 1983 a seguito dell’incendio del cinema Statuto di Torino e di quanto successivamente stabilito da governo dell’epoca per regolamentare la sicurezza dei locali pubblici. Il teatro è annesso alla Chiesa di San Luca.  

Scuola di Liuteria

La Scuola Internazionale di Liuteria di Cremona è stata fondata nel 1938 e accoglie studenti provenienti da tutto il mondo. Insieme al il Liceo Musicale e Coreutico, al Liceo Artistico e all’Istituto Tecnico per la Moda e il Design d’Interni è parte dell’Istituto Stradivari, complesso scolastico unico dedicato alla formazione artistica.

Il complesso architettonico attuale è il risultato di lunghe e complesse trasformazioni e accorpamenti di unità edilizie che prende il via intorno alla metà del ‘400, quando Nicolino Roncadelli estende le proprietà di famiglia, già consistenti nell’isolato, per costruire in loco un corposo edificio. Il breve passaggio dello stesso, per la necessità di evitare rischi di confisca, alla proprietà della famiglia Pallavicino, fa guadagnare al Palazzo la nuova denominazione. Ritornata brevemente nelle mani dei Roncadelli, la proprietà passa, all’inizio del Settecento, alla famiglia Ariguzzi che la mantiene fino ai primi dell’800. A partire da questa data il complesso subisce importanti trasformazioni interne ed esterne (come la costruzione del portico e della loggia soprastante a nord-est) legate alle esigenze funzionali delle comunità insediatesi al suo interno: le Canossiane prima, il Ricovero comunale di mendicità dopo. A partire dal 1945, il complesso ospita trentanove famiglie di sfollati, ma i primi crolli delle coperture segnano l’inizio di un drammatico stato di abbandono che, fatto salvo il rifacimento dei tetti nel 1964, si protrarrà fino all’intervento, nel 1988, del Servizio Demanio e Patrimonio della Regione Lombardia, proprietaria dell’immobile. Nel 2005 il complesso architettonico viene fatto oggetto di un intelligente intervento di restauro che compone e armonizza le tre anime del Palazzo: le due ali tardo medievali tra via Colletta e via Manna, in cui oggi hanno sede le aule di didattica e l’Aula Magna della scuola, il corpo sei-settecentesco, con sale voltate e finemente decorate e la parte rimaneggiata nell’Ottocento, in cui si trovano attualmente i laboratori di liuteria, destinati alla costruzione e riparazione degli strumenti.

Teatro Ponchielli

Costruito nel 1806 su disegno di Luigi Canonica sulle ceneri di un precedente teatro distrutto da un rogo, il Teatro Ponchielli è attualmente il più importante teatro di Cremona. Dal 1907 è intitolato al compositore Amilcare Ponchielli.

– da Mario Levi, Vecchia Cremona (raccolta), La Provincia, 1955:

[…] Il maggior teatro cremonese, ebbe le sue origini nel 1747 quando il nobile Nazzari decise di costruirlo e di gestirlo. Era tutto in legno. Il progetto era dell’architetto Cremonese G. B. Zaist. Nel 1785, Nazzari lo vendette ad un gruppo di 12 nobili; i quali, considerando che era ancora anonimo, decisero di imporgli un nome; e lo chiamarono “Teatro della Nobile Associazione”.
Nella notte del 11 settembre 1806, un terribile incendio rase al suolo il teatro. I Condomini, concordi, decisero di ricostruirlo. Fecero studiare il progetto dell’architetto Canonica (il costruttore della Scala) e ne affidarono le esecuzioni al capomastro cremonese Francesco Mina. Alla fine dei lavori, i Condomini, constatando la loro perfetta identità di vedute e di intenti durante il corso di tutte le opere murarie e di abbellimento, decisero di celebrare questa fraternità fissandola nel nome del teatro stesso. L’intitolarono, appunto, “della Concordia”. E a lettere d’oro, sul vertice del pronao fecero scrivere: “Concordia sociorum erexit – 1808”.
Il 5 gennaio 1824, un secondo incendio devastò completamente la sala. Il capomastro Faustino Conti, riprese disegni originari del Canonica e ricostruì la sala secondo quel modello. L’inaugurazione avvenne la sera del primo settembre 1825 con l’opera di Rossini “La donna del lago”. Nel 1858, l’architetto Vincenzo Marchetti eseguì nella sala e nei locali annessi importanti opere di riforma.
L’assemblea dei Condomini, nel 1903, per onorare la memoria del grande musicista cremonese, decise di intitolare il teatro “ Della Concordia –  Amilcare Ponchielli”. Poi con il volger degli anni, il primo termine è caduto in disuso.
Negli anni 1930 e il 1933 vennero eseguite importanti opere di trasformazione dell’altro, negli accessi principali e nei corridoi che immettono alle poltrone. Fu in quel periodo che venne predisposto il cosiddetto “golfo mistico” che ospita l’orchestra.
Al Ponchielli il cinema venne introdotto nel 1930. Dal 1935 al 1945, il Condominio preferì aprire il teatro soltanto a spettacolo. Fu del 1946 che le proiezioni ripresero regolarmente. E agli spettacoli di opera non sono rimasti che pochi giorni all’anno. E’ un frutto dei tempi. Come, per esempio, la scomparsa dei vecchi negozi.

Strada basolata romana

Scoperta nel 1967 in occasione dei lavori di costruzione della Camera di Commercio, questa breve porzione di strada romana è stata restaurata e aperta al pubblico nel 2011.

– da C. Bertinelli Spotti e M.T. Mantovani, Cremona: momenti di storia cittadina, 1985:

Come fossero le strade è documentato dal tratto scoperto in via Solferino nel 1967: Largo metri 6,25 e orientato in direzione nord-sud, sul lato orientale conserva un segmento di tubo di piombo che fa pensare ad un acquedotto;, la massicciata è realizzata con Massi poligonali, irregolari, di trachite e proveniente dalle cave di Monselice (Verona). Oltre a quanto è oggi visibile, furono rinvenuti al momento gli scavi altri due tratti in prosecuzione a questo e un altro con andamento perpendicolare in direzione est-ovest.

Non è possibile sapere quale fosse la larghezza delle vie della città, se fossero tutte lastricate e munite di marciapiede. Si sa che, in genere, nelle città romane molte vie potevano essere di terra battuta o ricoperte di ghiaia e che si lastricavano solo le principali che erano poi le più frequentate, in quanto vicine alle piazze o alle porte.

– da Ugo Gualazzini, “Notizie sull’origine e lo sviluppo di Cremona nella Storia”, in Cremona passato e presente, Italia Nostra, 1958:

Poco lungi da un villaggio Gallico, di cui non si conosce il nome, ma di cui nel marzo del 1957 si sono trovate le tracce agli inizi della attuale via Giuseppina a poco più di 100 metri dall’incrocio fra le vie Buoso da Dovara e Arcangelo Ghisleri, venne costruita dai Romani nel 219 a. C. la città di Cremona.
Il villaggio Gallico, ricordato d’altra parte anche da Plinio e da Tolomeo, era su palafitte, essendo posto sulla riva del Po e a breve distanza dal punto in cui quel sentiero, che poi venne tramutato in via Postumia, lambiva il grande fiume per inerpicarsi su un dosso, dal quale si dominava la distesa delle acque in quel punto certamente ampia.
I romani abbandonarono il fondo e si portarono con la loro città sul dosso, più salubre e soprattutto più facilmente difendibile.
Infatti esso aveva a mezzogiorno e ha Occidente il grande fiume, a nord la terraferma, solcata, tuttavia, da un corso d’acqua naturale che si buttava nel Po e di cui non si conosce il nome romano, e a mattina dossi e paludi che si alternavano e che facevano emergere due sentieri che poi diverranno vie, una per Brescia e l’altra per Verona o, in genere, l’Adriatico. 
La città fu costruita su quell’area, ma sfruttando la parte più salubre di essa e lasciando fuori dal perimetro murario un dosso molto importante a mattina, su cui vennero poi sistemate opere permanenti di difesa, dato che riusciva a controllare le due vie da Brescia e dall’adriatico, e a nord tutta l’area che era sulla riva destra dell’anonimo corso d’acqua che ora, ridotto a civico colatore, si chiama Cremonella.