Daniele Milvio

Tempietto di San Luca:

Altare per divinità storicizzate, 2019, acciaio, legno, specchio, neon, lampadine e componenti elettronici, cm 214 x 110 x 110. Courtesy of the artist and Weiss Falk Gallery, Zürich-Basel.

L’avvicendamento utilitaristici di diverse tecniche e materiali caratterizza il lavoro di Daniele Milvio (1988, IT). La sua pratica artistica non cerca dimestichezza con una tecnica o una grammatica in particolare, si concentra piuttosto sulla salute e l’ampliamento di un sistema iconografico. Una delle sue peculiarità è la capacità di superare la dicotomia tra dimensione bidimensionale e tridimensionale, fondendo l’immagine pittorica in un oggetto scultoreo. Le sue ultime ricerche vertono sull’utilizzo di materiali ambivalenti -come le sovrapproduzioni di pelli esotiche- conducendo a una ricerca sempre più profonda del medium pittorico, cercando di applicare nuovi materiali a supporti tradizionalmente destinati alla pittura. Le arti applicate rappresentano per lui una possibilità preziosissima per difendersi dall’inconsistenza, dalla vuotezza e dal manierismo che a suo avviso, sempre più spesso, affliggono le arti cosiddette belle.

Altare per Divinità Storicizzate è la materializzazione, in scala il più possibile esatta, dell’illustrazione di Tiger Tataishi L’Altare. Si basa su un’idea, o un incubo, di Ettore Sottsass, il quale ne curò l’apparato tipografico e i testi. La rotoflessografia venne pubblicata in cinquecento esemplari da Edizioni Jabik arte moltiplicata nella primavera del 1974. Le dimensioni della struttura sono state ricavate considerando gli ingombri degli oggetti presenti nell’illustrazione: una pistola, una bomba a mano, lampadine, libri. Non ci è dato sapere se fu mai stata presa in considerazione da Sottsass l’idea di realizzare questo oggetto di particolare utilità domestica, probabilmente no. E’ certo invece che a Milvio parve necessario concludere questo cerchio: dall’idea, all’illustrazione, all’appropriazione, alla restituzione. L’utilità originaria dell’altare è quella di fornire una struttura magnificatrice neutra, capace di esaltare il proprio culto, qualsiasi esso sia. Sottsass porta alcuni esempi di probabili oggetti di idolatria: scarpe di lusso, giocatori di football, automobili, collane di perle, cantanti televisivi, ma anche figure più nefaste come dittatori, colonnelli etc. Sono passati 50 anni esatti, non possiamo dire di aver invertito la tendenza, ancora imperversa nelle menti e nelle case la glorificazione acritica e solitaria del nulla, quando non del male. Come diceva Sottsass in una nota a margine della stampa – da vendere nei grandi magazzini. L’oggetto, di straordinaria complessità tecnica, è stato realizzato dalla Giovanardi SPA.

Mostre principali: Red Herring, Amanita, New York / Le Faremo Sapere, Federico Vavassori, Milano / Basel Social Club, Ilenia, Londra / Melodyne, Weiss Falk, Basilea / Weiche Kanten, with Rebecca Morris, curated by Camila Mc Hugh, Berlino / Danno Erariale, curated by Gigiotto del Vecchio, Fondazione Morra Greco, Napoli / Watercolours, Chapter III, Curated by Weiss Falk, XYZ, Tokyo / Found Refined Refound, Weiss Falk at Eva Presenhuber, New York.